Da qualche mese a questa parte, mi sento di vivere l’esatto opposto di quanto prova la maggior parte della popolazione mondiale.

Sento fin troppo spesso di persone intrappolate nella loro routine, che sopravvivono in apnea alla settimana, aspettando il weekend per tornare a respirare. Well, to put it in simple words, I am experiencing the complete opposite…

Il mio lavoro è stressante, ha orari lunghi e gli dedico più energie di quante io stesso creda di averne. Vado avanti a caffè e snack ipercalorici, but it’s okay! È proprio questo ritmo frenetico che mi fa sentire vivo. (Am I so unrelatable?)

Quando arriva il weekend, invece, mi sento spento e appiattito.

Piccole faccende domestiche mi sembrano troppo faticose e vorrei solo stare sul divano a respirare. Ma no, non posso. Tutto perché ho deciso di rimettere a posto casa, nella speranza che un appartamento più curato mi avrebbe portato a odiarlo di meno.

Mi è sembrata una buona idea per i primi due weekend. Oggi sono passati quasi sei mesi da quando ho pubblicato l’articolo Notes on my place. Sei mesi in cui ogni fine settimana è stato completamente risucchiato da mille piccoli e grandi lavori che avevo deciso di portare avanti.

Nessuno mi ha costretto a iniziare, no one forced me to work without taking any rest. Ma più passavano i mesi più mi sembrava assurdo che tutto stesse prendendo così tanto tempo e se avessi deciso di non lavorare anche solo per una domenica, avrei sicuramente sentito il senso di colpa la mattina dopo, svegliandomi in quello che a tutti gli effetti era un cantiere e non più una casa.

Oggi, per la prima volta, mi sono concesso una domenica senza fretta. Una giornata intera senza fare assolutamente nulla. Erano mesi che desideravo questo momento, and still fo no apparent reason, I’m hating it.

Suonerà esagerato, ma ho sinceramente paura di aver ormai associato il weekend al dovermi sobbarcare ulteriori lavori e sbattimenti. Who knows how long resetting this fucked up thing is gonna take

Ironia della sorte, proprio oggi l’algoritmo di Instagram ha deciso di farmi scoprire la storia di un tizio nel bresciano che da vent’anni investe tutte le sue serate e weekend nella costruzione di una mini città in scala 1:25 nel giardino di casa. Literally an entire town, look:

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Avrei potuto sentirmi ancora più una merda per essermi lamentato dopo solo qualche mese di lavori. Invece, la bellezza di quello che è riuscito a costruire ha avuto la meglio sui sentimenti negativi.

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Un post condiviso da Davide Villambrosa (@perlenascoste)

Ha iniziato con poche strutture prima del 2000, e nel tempo ha espanso la sua “ideal town“, demolendo e ricostruendo edifici, creando un borgo, un palazzo reale (ancora in costruzione), una rete fognaria, tre fiumi e perfino un bosco di piante vive potate per somigliare ad alberi in miniatura.

Just to give you the context, that is a post of historical pics of his project!

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Un post condiviso da Theidealtown (@theidealtown)

Sono certo che troverò presto il contesto giusto per parlarne meglio, il mio lato appassionato di urbanistica è innamorato di quello che questo ragazzo è riuscito a creare e della passione che dimostra di avere per i dettagli. Per il momento ho pensato di condividere con voi questo account che mi ha sollevato l’umore anche solo per qualche attimo.

I hope for all of you that this is not necessary, but if you need it, I want you to take it as proof that there’s still plenty of beauty to experience in this chaotic world we live in.

Vi saluto e torno alla mia nulla-facenza!